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Dieci regole per riscoprire i veri valori dello sport

11-08-2010 - dicono di noi
LA PREVENZIONE. Il «Decalogo del tifoso» del Centro studi sicurezza pubblica è stato inserito nel «Diario per una vita migliore» che sarà distribuito nelle scuole
Marinelli: «Dobbiamo cambiare tutti, agenti di polizia compresi»


«Contro la violenza, è necessario ripartire dallo sport»: non è un semplice slogan, ma un principio fondamentale che deve valere sui campetti degli oratori quanto nei campionati di massima serie. E, a ribadirlo, è proprio chi ha fatto i conti con i numeri sugli scontri negli stadi. Maurizio Marinelli, direttore del Centro Studi Sicurezza Pubblica di Brescia, lancia un appello a tifosi, famiglie, scuole, affinchè riflettano e tornino a mettere al primo posto i valori sportivi. Non senza analizzare come gira, e non gira, il mondo del calcio.
«SEMPRE PIŮ società oggi sono subissate da un tracollo economico che blocca le iscrizioni al campionato: quest´anno è successo a 21 squadre tra serie B e Lega Pro - sottolinea Marinelli -. Troppe persone poi, credono che il calcio abbia solo diritti, e tutto questo è inconcepibile». Non solo. Diventa un humus malsano che ha preso piede non solo sugli spalti, ma anche in senso lato. «Perchè il pallone deve tornare a rotolare e non a tremare, come è successo di fronte a Calciopoli e al doping - dice Marinelli -: l´etica non deve essere una vittoria e nemmeno la prestazione ad ogni costo». Perchè il prezzo da pagare in termini di violenza è troppo alto. Sembrerà banale, ma per Marinelli è più che mai importante ribadire che «nella realtà sportiva a dominare deve essere la competizione sana, non la prevaricazione. Eppure - sottolinea - in campo prendono piede scorrettezze pesanti, falli violenti, furbizie di ogni tipo. E poi basta con gli striscioni infamanti: non è pensabile andare allo stadio per far male agli avversari o scagliarsi contro la Polizia, considerata il nemico numero uno da abbattere perchè rappresenta lo Stato».
Dall´analisi alle proposte concrete, comprese quelle rimaste sulla carta, come «gli stadi di proprietà delle società calcistiche o un percorso di educazione sociale che non sia liquidata solo con il daspo, il divieto ai violenti a frequentare gli stadi», ricorda Marinelli.
Basta con gli insulti e le botte. E affichè la buona teoria diventi pratica quotidiana, Marinelli, il suo «Decalogo del tifoso», l´ha messo nero su bianco, con la collaborazione della Questura. L´obiettivo è parlarne, entrare nelle scuole e commentarlo insieme ai giovani, anche i più piccoli, divulgare questi concetti il più possibile.
DIECI I PUNTI che identificano il tifoso attaccato alla maglia, ma «non considera la tessera del tifoso come un controllo, semmai come una forma di consenso e contrasto alla violenza; non non lancia slogan razzisti contro giocatori e sostenitori avversari; delegittima atti di violenza commessi da altri tifosi; non sostiene l´agonismo esasperato; non porta allo stadio striscioni offensivi o corpi contundenti; non cerca lo scontro con avversari o Polizia; entra allo stadio con il biglietto e non scavalca i cancelli; va in trasferta con biglietto d´ingresso e del treno; rispetta le regole della convivenza; non ricatta la dirigenza della società per scelte tecniche; collabora con gli altri per estirpare la violenza prima, durante e dopo la partita».
Dieci regole di vita sportiva che già sono stati inseriti nel «Diario per una vita migliore» ideato da Domenico Geracitano, agente della Questura di Brescia (con il supporto di Unicef e Ministero dell´Interno): 7 mila copie saranno distribuite nelle scuole primarie bresciane, altre 5 mila circa a Verona, Cremona, Mantova, Padova, Catanzaro, Reggio Calabria, Foggia e L´Aquila.
«LEGALITŔ, sport e alimentazione sono temi conduttori del diario, aggiornato anche al nuovo codice della strada - spiega Geracitano -: abbiamo inserito il decalogo del tifoso, ma anche spazi e fumetti in cui i ragazzi possono approfondirlo a modo loro. L´obiettivo è che ne parlino, con i compagni, con gli insegnanti e con i genitori in casa, e che capiscano i veri valori dello sport». «Perchè la nuova cultura dell´ordine pubblico nasce da loro, dagli adulti di domani - sottolinea Marinelli -: bisogna imparare a interpretare correttamente gli stimoli socio-ambientali che provengono dalle masse, evitando comportamenti aggressivi e ingiustificati. Dobbiamo accantonare le convizioni personali in cambio di scelte più opportune se le circostanze lo richiedono, poliziotti compresi: anche la preparazione degli agenti, certo, deve basarsi sul controllo e sull´autocontrollo».
Si riparte dall´educazione quindi, e, soprattutto, dalla corresponsabilità: «Di fronte al ritorno e alla recrudescenza della violenza negli stadi non basta più la solidarietà - si rammarica Maurizio Marinelli -: tutti dobbiamo sentirci corresponsabili e impegnarci per debellare il cancro dell´odio, del razzismo e della violenza a ogni costo». MA. RO.



Fonte: BRESCIAOGGI

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