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GENTE DI CALABRIA.......

08-12-2010 21:59 - News Generiche
E´ straordinaria la forza mostrata dalla signora Teresina Natalino (nella foto), la moglie di Fortunato Bernardi (uno dei sette ciclisti uccisi domenica). Parlando col parroco del suo quartiere, ha detto: "Lo perdono quel ragazzo, perché così avrebbe fatto mio marito. Siamo educatori, a noi piace educare non punire. Spero che lui, che ha appena 21 anni, possa capire tutto il male che ha fatto. Questo mi interessa, nient´altro". La rinuncia alla vendetta. Espressa con parole così semplici e chiare, mentre da ogni parte d´Italia si levano le voci severe di quelli che chiedono: punizione! Pena certa! Vendetta! Contrappasso".
La signora Natalino, distrutta dal dolore per la perdita dell´uomo della sua vita, ci tiene a darci il messaggio opposto: non è la pena il centro-motore della società; il centro è il dialogo, l´educazione, la capacità di perdono. Ieri, nel giorno dei funerali dei sette ciclisti, il primo pensiero che viene in mente è di gratitudine per la signora Natalino. E di grande affetto, struggente, per le decine di persone, di bambini, di donne, che si sono stretti attorno alle bare dei loro cari, travolti dal dolore, nel giorno dei funerali a Lamezia.
Il secondo pensiero che viene è invece un pensiero di stupore, e un pochino -se è permesso- anche di rabbia. Verso chi? Verso il governo. Che non ha mandato neppure un suo ministro a esprimere la solidarietà dell´Italia con la genere di Lamezia. Ma come è possibile? Si è presentato solo un meritevole sottosegretario (che naturalmente ringraziamo per la sua personale sensibilità) l´on. Michelino Davico. Basta.
Ora, provate a rispondere a questa domanda (simile a quella posta ieri, sul nostro giornale, da Davide Varì a proposito dell´atteggiamento dei quotidiani e della tv): cosa sarebbe successo se la strage dei ciclisti fosse avvenuta a Roma, o a Milano, o anche in una piccola città del Nord, a Treviso o a Lecco? Io penso che sarebbero stati decisi funerali di stato. Penso che sarebbe stato proclamato il lutto nazionale. Penso che ai funerali avrebbe partecipato il presidente del Consiglio, gran parte del governo, i presidenti di Camera e Senato e forse anche il presidente della Repubblica. Come dobbiamo considerare queste assenze e questo disinteresse un po´ sfacciato? Un affronto. Non possiamo che considerarlo un affronto. Del resto ci sembra che quando, per esempio, c´è da prendersi il merito di qualche operazione antimafia, o cose simili, i ministri siano abbastanza rapidi a raggiungere la Calabria. L´assenza del governo ai funerali è una sfida alla Calabria, ma è anche la triste conferma di come nel nord si consideri questa regione. Una terra lontana, poco importante.
Il terzo pensiero che viene è proprio per i calabresi. I funerali di ieri sono stati giganteschi e gigantescamente composti. Il messaggio della signora Natalino è stato accolto in pieno. Neppure una sbavatura, nessun isterismo, nessuna voglia di linciaggi e di rappresaglie. La distanza tra queste immagini di Lamezia e quelle che abbiamo visto, appena l´altro giorno, da Brembate -provincia di Bergamo - dove si chiedeva la cacciata di tutti gli arabi per via di un delitto commesso probabilmente da italiani, be, è una distanza abissale. E´ la distanza tra civiltà e barbarie. Mi dispiace di non essere calabrese, perché davvero c´è da essere orgogliosi di questa gente e della loro modernità.
Piero Sansonetti Calabria Ora


Fonte: CALABRIA ORA

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